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Saturday, January 28, 2012

Approfondimenti sulla crisi politica in Nord Africa e Medio Oriente


 Camera dei deputati
XVI LEGISLATURA
Documentazione e ricerche n. 220/4
La crisi del partenariato euromediterraneo
* * *
Caterina Pikiz Gattinoni, ’Europa: La crisi da sud 
Limes online, settembre 2009
http://temi.repubblica.it/limes/europa-la-crisi-da-sud/6272?h=0

Friday, March 11, 2011

ISRAEL & PRIVACY

‘All persons have the right to privacy and to intimacy.’

Art. 7.a, Human Dignity and Liberty, Basic Law – passed by the Knesset on 12 Adar 5752 (17th March 1992) and amended on 21 Adar, 5754 (9th March, 1994). Amended law published in Sefer Ha-Chukkim No. 1454 of the 27th Adar 5754 (10th March, 1994).

Nel 2004, con il caso ACRI vs. the Ministry of Interior, la Suprema Corte israeliana ha sancito il rango costituzionale del diritto alla privacy, come garantito dalla legge fondamentale ‘Human Dignity and Liberty’, del 1992. In quell’occasione, la medesima Corte, ha chiarito la posizione della disciplina giuridica inerente alla protezione dei dati personali, come rientrante in quella stessa, più ampia tutela.

Dal 1981 è in vigore, nello Stato di Israele, the Protection of Privacy Law, composta da 37 articoli, divisi in cinque capitoli: 1) Infringement of Privacy; 2) Protection of Privacy in Database; 3) Defences; 4) Imparting of Information or Data Items by Public Bodies; 5) Miscellaneous. Dalla sua entrata in vigore, la legge suddetta, è stata emendata nove volte – in modo da rinforzare la sua efficacia, in risposta ai progressi della transnazionale società dell’informazione.

Appaiono ormai chiari, nell’ordinamento israeliano, concetti quali ‘consenso informato’, per l’utilizzazione dei dati personali e ‘adeguatezza della protezione’, come previsto dalla normativa comunitaria. A proposito, tra il 2004 e il 2007, venne istituita la cd. Commissione Schoffmann, con il compito di valutare una riforma della materia giuridica israeliana, concernente la Privacy, prestando particolare attenzione alle disposizioni EU a riguardo. Venne, allora, dato risalto alla direttiva 95/46/EC, testo fondamentale a livello EU, per quanto riguarda la protezione dei dati personali.

Grande attenzione è stata data alla panoramica internazionale, sia per quanto riguarda spunti legislativi per un proficuo ammodernamento della materia, sia per quanto riguarda programmi di cooperazione internazionale inerenti alla stessa. Vengono in rilievo, il programma di ca. 1 milione di euro, siglato con l’Unione Europea – attivo dalla fine del 2008, e la conferenza internazionale su Privacy e la Protezione dei Dati Personali, del 2010 – ospitata dallo Stato di Israele, in Gerusalemme.

A norma dell’articolo 8, della legge 5741/1981, Protection of Privacy Law, i databases contenenti dati personali devono essere registrati, sia a livello pubblico che privato. Al fine della gestione di tali databases, il Ministro della Giustizia ha istituito un sistema centralizzato di controllo, in seno all’ILITA, autorità competente in materia di diritto dell’informazione e delle tecnologie – Israeli Law, Information and Technology Authority. La stessa ILITA, tuttavia, è di recente costituzione, disposta attraverso una serie coordinata di interventi normativi: the Electronic Signature Law, 5781-2001 (Certification Authorities Registrar); the Credit Data Services Law, 5782-2002 (Databases Registrar, Credit Data Services Registrar).

Infine, per quanto riguarda gli illeciti, sono previste sanzioni civili e/o penali – a norma dell’articolo 5, della l. 5741/1981, la pena detentiva può arrivare fino a cinque anni di reclusione. Nell’ambito della pubblicazione, viene fatto riferimento e rinvio alla legge sulla diffamazione, n. 5725 del 1965 – art. 3 l. 5741/1981. A prescindere dall’autore della pubblicazione, sono previste responsabilità in capo al gestore/possessore del database contenente i dati personali in questione – art. 17, l. cit. – e anche, nel caso di soggetti privati, qualora la diffusione di informazioni sia attuata attraverso mezzi di posta diretta.

11.03.2011
Caterina Pikiz G.

Sunday, February 27, 2011

RIVOLUZIONI, MONDO ARABO E BOOMERANG ECONOMICO

‘ECONOMICS OPIUM OF NATIONS’


LA VÉRITÉ NE PEUT ÊTRE CONTENUE DANS UN SEUL RÊVE'
PROVERBE ARABE

Si tratta dell’incertezza, della più amplia e profonda incertezza, dalla caduta dell’Impero ottomano. Si tratta di un terremoto che potrebbe, nel riassestamento, configurare un nuovo mondo, politico, sociale, religioso. Economico. Arabo. Una nuova proposta di panarabismo che, fin’ora, si riassume nel sovvertimento di precari equilibri. Una proposta mai realizzata, fin’ora, nella Storia, che non permette lungimiranti predizioni ma sì serie considerazioni, da tempo (troppo) sottaciute.
Tunisia, Algeria, Egitto, Giordania, Bahrein, Yemen, Libia, chiedono democraticamente benessere. Laddove ‘democraticamente’ sta per mezzo del potere popolare. E parrebbe legittimo. E parrebbe sacrosanto, ‘cristianamente’ e ‘islamicamente’ parlando. Peccato che la rivendicazione del minimo insindacabile dovuto, per la fedeltà allo Stato, sia una bandiera che, questa volta, non si adagia e nasconde dietro a una religione particolare ma, anzi, si fa forza e si universalizza in prima linea, oltre frontiera, a braccetto con principi cardine dell’economia più spicciola, da sempre.
Un’elevata percentuale del fabbisogno mondiale di oro nero, è sedata dalla mezzaluna araba: Algeria 2.5%, Libia 2.1%, Egitto 0.8%, Siria 0.5%, Iraq 2.8%, Kuwait 3.0%, UAE 3.3% e Arabia Saudita 11.6%. L’Europa ne dipende drammaticamente e l’Italia si fa modello, a proposito, con una dipendenza petrolifera dalla Libia pari al 23% della richiesta nazionale. Senza contare le importanti partecipazioni libiche in enti chiave dell’economia italiana, quali Unicredit, Finmeccanica o Juventus.
Ci si chiede, allora, quali siano le conseguenze che avanzeranno da quest’ultima, imponente, catastrofe politica. Quali conseguenze sociali, ma soprattutto economiche - quali conseguenze per il PIL dei Paesi della produzione, ma soprattutto per quello dei consumatori. Complicata prognosi e dolorosa diagnosi. Il 25 febbraio scorso, l’Organizzazione Internazionale dell’Energia ha organizzato un incontro di ben ottantasette delegati di Governo appartenenti a Paesi membri del Forum Energetico Internazionale. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), per ammortizzare i colpi, tende una mano alle restie India e Cina consapevoli, queste ultime, di ricoprire un ruolo sempre più cruciale nello scacchiere internazionale.
‘Chi di economia ferisce, di economia perisce!’, sembrerebbe il caso di affermare. E infatti, proprio Paesi che hanno permesso il fiorire del benessere ‘occidentale’, oggi lo rivendicano, oggi lo richiedono a gran voce per sé. E se filo-occidentalmente parlando è impensabile dargli torto, egoisticamente, umanamente parlando, le risorse non sono illimitate: se il progresso equivale a crescita, se l’Occidente continuasse a profetizzare progresso come sinonimo di crescita e di consumo, avrebbe già perso.
Ma se può apparire semplice, a primo sguardo, un cambio di rotta nelle politiche economiche, come del resto molti prospettano per la stessa EU e auspicano, la Storia e i fatti denunciano il contrario. Come non ricordare, per esempio, la stessa rivoluzione industriale; come non ricordare il sorpasso di Germania e di Stati Uniti, novizie, all’inesorabile momento di innovazione tecnica, ossia, alla necessità di conversione delle macchine di produzione in nuove, più sofisticate che avevano portato all’apice proprio la pioniera Gran Bretagna. La strada in salita, i cambiamenti necessari. Si riparte da dove ci eravamo lasciati.


Appunti mediterranei di Caterina Pikiz G. cpikizgattinoni@live.fr
The Devil’s Advocate for The Post Internazionale
Roma, 27 febbraio 2011

Thursday, August 6, 2009

A picture from the pyramids

I was a minister in the cabinet of Mustafa al-Nahhas. I began to think about a project to create elementary, primary and secondary schools that would be cost-free, including tuition, for exceptional boys and girls whose parents were peasants and workers.
We would follow-up by caring for them at university and study mission abroad. I presented the idea to the chief, and he welcomed it, while adding some changes of his own.
He wanted these schools for super-achieving children to be devoted to building the entire nation.
He asked me to propose the plan in the cabinet’s next meeting, pledging his stalwart support.
Dream 189, Dreams of Departure, Naguib Mahfouz, 2007.


Despite the recent studies conducted by the University of Kansas that found the Egyptians to be amongst the most pessimistic nations on earth, the country is growing fast and facing the international crisis pretty well.
On June 9, the Shura Council gave its blessing to 13 new agreements with a total investment commitment of LE 2.5 billion: Indian, Emirate, US, British and Italian companies will dig a combined number of 31 new gas and oil wells. Huge projects have been thought about for the sectors of transports and infrastructures too, especially in the Port Said area, facilitating the access to both fresh water and oil. A few weeks ago the Dow chemical company, a global leader in the production of chemicals in the food, water, petrochemical and pharmaceutical industries, agreed to enter into partnership with the Young Arab Leaders and to participate in the YAL’2009 Innovation & Entrepreneurship Initiative. Last but not at least, the Egyptian Ministry of Communication and Technology signed a deal with Fujitsu to furnish the Ministry of Education with 10.000 new laptops.
It is clear that the Hernando De Soto theory about “The Mystery of Capitalism” no longer works or Egypt is converting into a new generation of capitalistic country. The key answer is not so easy to find and it may be reached only by analysing within the economical phenomenon, from the information to the legal property aspects. Maybe it isn’t even something new and, as Ibn Khaldun taught five centuries ago, history is cyclic. So whilst the West needs to touch the ground to regenerate itself, other countries, such as Egypt, are rising to a new and prosperous era.
Of course, the bad mood of the international environment affects the emergent countries as well. To give an example, many Egyptian sociologists are reporting an increase of insecurity among the population. This reaches from violence in the media, through conspiracy theories and the swine flu, to the wars. The increasing levels of hatred in the neighbouring lands, from Israel to Palestine, Iraq to Iran and even Afghanistan cannot leave the Egyptians indifferent. Many terrorists’ groups have important bases in Egypt and will work locally too. In 2007 the Egyptian constitution was reformed and the Muslim Brotherhood Party was banned. Now its members are not even allowed to participate in elections as independent candidates – this was the principal way for the dissidents to enter Parliament legally. But the President Hosni Mubarak is old and people are thinking about the next incumbent…


Egypt is a country with a lot of potential, but its political and economical situations don’t seem so very different from many other emergent countries. They are entering the international markets as active actors and still have to fight against powerful ghosts from their past at the same time as facing the current failings of their most important economic partners of the last decades.

Alexandria 5th August, 2009 by Caterina Pikiz Gattinoni